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La mia esperienza di volontario |
Coinvolgente, eccezionale ed irripetibile. Per 15 giorni Roma è stata per noi 15.000 volontari di ogni parte del mondo, il nostro luogo di lavoro e di gioia, soprattutto. In questo periodo estivo, sotto l’afa soffocante della Capitale ci è capitato di dover e voler fare tantissimi servizi utili per gli altri. Abbiamo passato interi pomeriggi a montare le docce, ad allestire lavabi, a sgomberare aule, a pulire scuole. L’abbiamo fatto con allegria e disponibilità, incuranti dei problemi e dei disservizi organizzativi, coscienti che il nostro lavoro sarebbe stato apprezzato dai pellegrini che di lì a poco avrebbero invaso Roma.
Così il 12 Agosto abbiamo festeggiato il nostro Giubileo. In una Piazza S. Pietro tinta dell’ azzurro delle nostre divise sgargianti, il Papa, in collegamento da Castel Gandolfo, ci ha salutati calorosamente, dandoci lo stimolo ad andare avanti e scherzando diffusamente sul cibo che ci veniva consegnato quotidianamente.
Poi la prima grande sfida: l’apertura, il 15 agosto, della Giornata Mondiale in contemporanea da San Giovanni in Laterano e da Piazza San Pietro. Divisi in ‘Equipe’ di lavoro, al nostro gruppo, l’equipe 410, è stato affidato il servizio di affiancamento alle forze dell’ordine presso il maestoso colonnato della basilica vaticana. Dalle 14.00 fino al tardo pomeriggio abbiamo reso più ordinato l’ingresso dei pellegrini nella piazza, i quali dovevano passare le borse e gli zaini sotto i metal detector. Emozionante, in quella coloratissima giornata in cui si ricordavano tutti i continenti con coreografie sgargianti, il saluto del Papa che dopo essere passato a S. Giovanni, si è recato nella nostra Piazza: “Voi mi volete giovane”. Così sono iniziati i tre giorni più duri, per noi, dal punto di vista della fatica fisica, ma di altissima soddisfazione morale dal punto di vista dell’impegno con cui cercavamo di fare del nostro meglio. Eravamo posti in Via della Conciliazione, dalle 4.00 del mattino fino a mezzogiorno circa per tre giorni. Il nostro compito era di bloccare l’immenso flusso dei pellegrini che si recavano a S. Pietro, all’incrocio del semaforo per permettere al traffico di defluire. Anche qui non sono mancati momenti di forte unità, sia tra noi ragazzi dell’equipe, che ormai avevamo costruito un gruppo solido e ben avviato, ma anche con i pellegrini provenienti veramente da ogni angolo del pianeta. Ognuno esprimeva la propria origine con canti, balli, preghiere, il tutto in strada, davanti agli occhi delle televisioni che riprendevano ogni gesto, ogni particolare, increduli che tutto si svolgesse nella calma più assoluta.
Altri importanti appuntamenti sono stati le confessioni al Circo Massimo, la via Crucis al Colosseo ed infine il traguardo che tutti attendevano: il campus universitario di Tor Vergata.
Ho visitato l’immensa vallata di questo quartiere periferico, una settimana prima dell’evento: dovunque c’erano operai al lavoro, il palco con l’immensa croce visibile a molti chilometri di distanza, una interminabile fila di bagni chimici che circondava tutto il perimetro del campus: lì ci siamo resi conto che sarebbe stato qualcosa di veramente imponente. Le attese non sono state deluse, anzi. Del milione, milione e mezzo di pellegrini che il comitato organizzatore aspettava, si è calcolato che ve ne fossero molti, moltissimi in più: si è parlato anche di due milioni. Comunque sia, sabato 19 e domenica 20 agosto 2000, Tor Vergata è stata città per una notte: la città più giovane del mondo. Inutile tentare di descrivere il vortice di emozioni che abbiamo vissuto gomito a gomito con francesi, africani, americani, australiani. E’ stato un amalgama di esperienze comuni vissute nel rispetto reciproco ma accomunate dall’unica fede di cui dobbiamo essere sempre i testimoni.
“Vogliamo vedere Pietro”: questo lo slogan. E Pietro noi l’abbiamo visto. L’abbiamo visto sorridente ed impaziente di sentirsi ancora giovane con noi, passare tra i vari settori ringraziando il nostro Dio per ognuno di quei due milioni di suoi nipoti che erano lì in risposta al suo caloroso invito. L’abbiamo visto sedersi sul palco, farsi piccolo come noi, l’abbiamo visto accompagnarci nei gesti, nelle canzoni da stadio, battere il tempo al nostro chiasso, l’abbiamo visto commuoversi, come soltanto chi è puro di cuore può fare.
La Veglia a Tor Vergata è stato tutto questo: un tripudio di sentimenti autentici che ancora oggi, a distanza di mesi, stiamo contemplando, perché non vogliamo disperdere quel tesoro che ci è stato donato. “Vedo in voi le sentinelle dell’aurora del terzo millennio” ci ha detto il Papa, incoraggiandoci ad andare nel mondo, dove è difficile operare, ma con l’aiuto di Gesù è possibile. Più volte il suo accorato discorso è stato interrotto festosamente da applausi, acclamazioni, grida entusiastiche, quasi a voler prolungare di proposito i suoi insegnamenti, come se avessimo avuto un bisogno irrefrenabile di ascoltare ancora a lungo la sua saggezza. Come se avessimo voluto tenere per quei due giorni, tutto per noi quest’uomo straordinario, dal carisma e dalla carica spirituale ineguagliabili.
Siamo andati via da Tor Vergata dopo la S. Messa della domenica, in un deflusso lento, inaspettatamente ordinato, ma sereni. Il Papa, nel salutarci, ci ha dato appuntamento a Toronto in Canada nel 2002.
Forse ancora non avevamo ben compreso di essere stati i protagonisti, per la nostra storia individuale e per quella degli altri, di un evento giubilare impareggiabile, che ha lasciato nei cuori di ciascuno l’incitamento e la spinta ad “incendiare il mondo” con la forza dell’amore che Cristo ci ha insegnato.
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